Vai al contenuto
CITTADINOINFORMATO

Modulo 14 di 18 · Nel discorso pubblico

Il dato vero usato per una conclusione falsa

Il caso più difficile: nessuno ha mentito e la conclusione è sbagliata

Di che si tratta

È la situazione più frequente nel discorso pubblico serio, e la più difficile da smontare, perché ogni singolo elemento regge al controllo. Il salto non sta nei dati ma nel legame fra i dati e la conclusione.

I modi principali sono tre. La selezione: si citano i dati veri che sostengono la tesi e si tacciono gli altri, ugualmente veri. Il cambio di grandezza: si misura una cosa e si conclude su un'altra — le denunce non sono i reati, i posti letto non sono le cure, le pratiche chiuse non sono le pratiche risolte. Il livello sbagliato: si conclude su un individuo da un dato aggregato, o viceversa.

La domanda che li scopre tutti: il dato citato misura esattamente ciò di cui si sta concludendo?

Un esempio

«I posti letto ospedalieri sono aumentati del 12 per cento: l'assistenza è migliorata.» Il dato può essere vero e la conclusione non seguire. I posti letto sono una capacità potenziale, non un'assistenza erogata: contano anche il personale disponibile, l'organizzazione, l'effettiva apertura dei reparti. Un posto letto senza personale è un numero, non un servizio. Fra il dato e la conclusione c'è un'inferenza che non è stata dichiarata né mostrata.

Il controesempio

Un caso in cui sembra la stessa cosa e invece il ragionamento tiene. Serve a non trasformare uno strumento di verifica in un sospetto automatico.

A volte un indicatore imperfetto è l'unico che esiste, e usarlo è ragionevole. Nessuna misura dell'assistenza sanitaria è perfetta; rifiutarle tutte porta a non poter dire nulla. La differenza sta nel dichiararlo: «i posti letto sono aumentati del 12 per cento, che è un indicatore parziale della capacità, non dell'assistenza erogata» è una frase onesta e informativa. La disonestà non è nell'imperfezione del dato, è nel presentarlo come se non l'avesse.

Prova tu

«Nel nostro Comune il 95 per cento delle pratiche edilizie viene chiuso entro i termini.» Il dato è verificabile e supponiamo sia esatto. Quali conclusioni non se ne possono trarre?

Mostra la soluzione ragionata

Non si può concludere che l'ufficio funzioni bene per chi ci ha a che fare. «Chiuse» comprende anche le pratiche respinte e quelle archiviate per mancata integrazione documentale: una chiusura rapida per rigetto è una chiusura nei termini e un problema per il cittadino. Non si può concludere sui tempi percepiti. Il termine di legge decorre da quando la pratica è formalmente completa: il tempo passato prima, fra richieste di integrazione, non è conteggiato ed è spesso la parte più lunga. Non si può concludere sul 5 per cento restante. Se quel 5 per cento comprende le pratiche più complesse e ferme da anni, il dato aggregato nasconde esattamente il problema. Cosa chiedere per completare il quadro: tempo mediano dalla prima presentazione alla decisione, quota di pratiche con almeno una richiesta di integrazione, esito (accolte, respinte, archiviate) e distribuzione dei tempi, non solo la media.

Dove si applica