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Testo normativo
Art. 94
Costituzione
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.
- Atto
- Costituzione della Repubblica Italiana
- Questa versione vigente dal
- 1 gennaio 1948 a oggi
- Stato dell'atto
- vigente
- Ultimo controllo
- 6 settembre 2026
- Fonte
- Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - Normattiva (dati.normattiva.it), CC BY 4.0
- Testo ufficiale
- apri su Normattiva
Spiegazione — non è il testo di legge
La fiducia, e la sfiducia
Il Governo deve avere la fiducia di Camera e Senato, votata a voce alta e a nome. Se perde un voto qualsiasi non deve dimettersi: per farlo cadere serve una mozione di sfiducia firmata da almeno un decimo dei parlamentari.
Cosa dice
L'articolo stabilisce che il Governo deve avere la fiducia delle due Camere; che ciascuna Camera la accorda o revoca mediante mozione motivata votata per appello nominale; che entro dieci giorni dalla formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerla; che il voto contrario di una o entrambe le Camere su una proposta del Governo non comporta obbligo di dimissioni; e che la mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti e non può essere discussa prima di tre giorni dalla presentazione.
Cosa significa
È l'articolo che definisce la forma di governo italiana, e ogni comma risolve un problema concreto. **La fiducia di entrambe le Camere** è la conseguenza del bicameralismo paritario: un Governo che avesse la maggioranza solo alla Camera non potrebbe governare. **La mozione motivata e per appello nominale** significa che ogni parlamentare dice il proprio voto ad alta voce, e resta a verbale. Niente voto segreto sulla fiducia: chi sostiene un Governo lo fa in pubblico. **Il quarto comma** è quello che sorprende: se il Parlamento boccia una proposta del Governo, il Governo **non è obbligato a dimettersi**. Non esiste la sfiducia implicita. Serve un atto formale. È una scelta di stabilità: impedisce che ogni voto perso apra una crisi. Nella pratica politica un Governo può comunque decidere di dimettersi, ma è una scelta sua. **Il quinto comma** protegge il Governo dagli agguati: la mozione di sfiducia richiede un decimo dei firmatari e non può essere votata prima di tre giorni. Quei tre giorni servono a far tornare in aula i parlamentari assenti. Va aggiunto che la **questione di fiducia** posta dal Governo su un proprio provvedimento non è prevista da questo articolo ma dai regolamenti parlamentari: è uno strumento nato dalla prassi, molto usato, che trasforma un voto qualsiasi in un voto sulla sopravvivenza del Governo. Su questo uso il dibattito è aperto. Nella storia repubblicana un Governo è caduto per una mozione di sfiducia votata una sola volta, nel 1998: le crisi avvengono quasi sempre per dimissioni.
A chi si applica
Riguarda Governo e Camere; determina la stabilità dell'esecutivo.
Quando non si applica
Non prevede la sfiducia individuale a un singolo ministro: quella è stata ammessa dalla Corte costituzionale nel 1996 in via interpretativa, non dal testo.
Cosa puoi fare
I voti di fiducia sono per appello nominale, quindi pubblici nome per nome: sui siti di Camera e Senato si trova esattamente chi ha votato cosa. È una delle informazioni più concrete che un elettore possa verificare.
Attenzione
«Il Governo è stato sfiduciato» va verificato: il più delle volte si tratta di dimissioni, che sono un atto diverso e volontario.
Scheda redazionale. Non è il testo della legge: se sembra dire qualcosa di diverso dal riquadro qui sopra, fa fede il testo della legge — e va segnalato.